Chi allena i giocatori?
La risposta ovvia è: l’allenatore. Lo staff tecnico. I preparatori. Ma Eddie Howe, manager del Newcastle, dice una cosa diversa: tutti. Il kit man che prepara le maglie. Il fisioterapista che tratta un infortunio. Lo scienziato sportivo che analizza i dati. La persona che apre la porta dello spogliatoio la mattina.
Ognuno di loro ha un impatto sul mindset e sull’umore dei giocatori. Ognuno di loro modella la cultura, non con le parole ma con la presenza, l’atteggiamento, l’energia.
Nelle organizzazioni pensiamo alla cultura come qualcosa che scende dall’alto. Il CEO definisce i valori. Il management li comunica. I team li implementano.
Non funziona così. La cultura del team e la leadership si costruiscono in modi che l’organigramma non vede.
La cultura non è quello che dice l’organigramma. È quello che succede negli spazi tra le caselle.
Ho lavorato con un team di sviluppo che aveva un problema di morale inspiegabile. I leader erano competenti, la strategia era chiara, i salari erano buoni. Eppure c’era qualcosa che non funzionava. Dopo settimane di osservazione, la risposta era nella reception. La persona che accoglieva tutti la mattina era cronicamente esausta, stressata, sbrigativa. Ogni giorno, la prima interazione di trenta persone era con qualcuno che emanava tensione. Nessuno lo notava consciamente. Tutti lo assorbivano.
Il cervello è una spugna emotiva. Lo stato di chi ti sta accanto influenza il tuo prima che tu te ne renda conto. Non serve una conversazione. Basta una presenza.
La cultura del tuo team non dipende solo da te. Dipende da ogni persona che ha un contatto regolare con il team: l’assistente che gestisce i calendari, il collega dell’ufficio accanto, il fornitore che viene ogni settimana. Sono tutti parte dell’organismo. Anche se non compaiono nell’organigramma.
Un allenatore che cura solo lo staff tecnico e ignora il resto del sistema sta allenando metà squadra. L’altra metà, quella invisibile, si allena da sola. E quando si allena da sola, segue regole proprie. Regole che possono sostenere la cultura che vuoi costruire, o minarla senza che tu lo sappia.
Cultura del team e leadership: il sistema invisibile
Howe lo dice con una frase che mi ha colpito: “Dobbiamo essere molto attenti quando abbiamo a che fare con i giocatori, perché possiamo creare un mindset e un umore che persiste oltre la giornata.” Non parla solo del momento. Parla dell’eco. Dell’effetto che una singola interazione ha sulle ore successive, sulle decisioni successive, sulle relazioni successive.
La leadership non è solo guidare chi vedi. È curare il sistema che non vedi.
Da dove si inizia. Pensa alle persone che interagiscono regolarmente con il tuo team ma che non fanno parte del team. L’assistente, il fornitore, il collega di un altro reparto. Chiediti: che stato emotivo portano nel sistema ogni giorno?
Se non lo sai, hai un punto cieco. E i punti ciechi nella cultura si pagano cari.
