Picasso aveva già rivoluzionato la pittura a vent’anni. Cézanne ha dipinto il suo capolavoro a sessantasette.
Entrambi geni. Traiettorie opposte.
L’economista David Galenson li chiama conceptual innovators e experimental innovators. I velocisti arrivano presto, con un’idea chiara che spezza il mondo in due. I maratoneti accumulano, sperimentano, crescono — e la loro opera più grande arriva spesso nella seconda metà della vita.
Il problema non è che esistano questi due tipi. Il problema è che il mondo premia quasi solo i velocisti.
Guardiamo le startup: il fondatore diciannovenne è una storia che si racconta. Il manager cinquantenne che a sessant’anni costruisce qualcosa di definitivo? Meno fotogenico, meno Twitter-friendly.
Eppure nelle organizzazioni che funzionano, il vero patrimonio spesso si chiama esperienza accumulata.
Quei leader che hanno sbagliato, corretto, imparato, sbagliato ancora — e da quell’attrito hanno distillato qualcosa che nessun corso accelerato può replicare.
In generale se sei un velocista, devi sfruttare il momento. Se sei un maratoneta, non confondere la tua curva di crescita con un ritardo. Stai solo accumulando il materiale per il lavoro definitivo.
Non “quando arrivo?” ma “verso cosa sto correndo?”