Fei-Fei Li non è una persona che tende all’iperbole. Fondatrice dello Stanford Human-Centered AI Institute, ha dedicato la sua carriera a rendere l’intelligenza artificiale potente e responsabile.
Eppure quando parla dell’intelligenza artificiale, usa le parole “tecnologia civilizzatrice”. Non strumento. Non rivoluzione industriale. Civilizzatrice.
Come l’elettricità. Come internet. Come la stampa.
Tecnologie che non hanno solo cambiato come facciamo le cose: hanno cambiato cosa è possibile pensare, chi può partecipare, come si organizza una società.
La cosa che più mi ha colpito nella sua visione non è tecnica. È epistemica.
Dice: “La scienza è una lineage, una lineage non lineare.” La sua scoperta fondamentale (ImageNet, il dataset che ha cambiato il deep learning) non è nata dal suo genio isolato. È nata da decenni di ricerche in psicologia cognitiva, in neuroscienza dello sviluppo, in teoria della computazione. Da Einstein che insegnava nelle stesse aule in cui lei studiava. Da ricercatori sconosciuti che avevano fatto domande giuste vent’anni prima.
Il genio solitario è un mito. La conoscenza è sempre collettiva.
Per chi guida organizzazioni nell’era dell’AI, questo ha due implicazioni immediate.
La prima: non esistono “esperti di AI” in senso assoluto. Esistono persone che stanno imparando da diverse angolazioni: le organizzazioni che imparano meglio sono quelle che connettono queste angolazioni.
La seconda: la responsabilità dell’AI non è del team tecnico. È di chi decide come usarla, dove applicarla, quali valori guidano le scelte. Quella responsabilità è di chi guida.
Fei-Fei Li chiude la sua visione con una domanda che vale la pena fare a qualsiasi leader: “Qual è il tuo North Star?” Non cosa fa la tua AI. Verso cosa sta puntando, e chi ne risponde.
Nella tua organizzazione, chi sta facendo le domande etiche sull’AI, o sono tutte domande tecniche?