Il Leviatano digitale: chi decide la verità nell’era dei social

Thomas Hobbes immaginava un contratto: gli individui cedono parte della loro libertà a un sovrano, in cambio di ordine e protezione dal caos.

Rick Dufer, filosofo e podcaster italiano, applica questo schema al presente digitale. E quello che trova è inquietante.

Elon Musk si presenta come il grande liberatore: ha comprato X per restituire la libertà di parola. Ha smantellato le regole della moderazione. Ha riportato le voci che erano state escluse.

Ma Dufer nota il paradosso: liberare da un sovrano per consegnare il potere a un altro non è libertà. È una sostituzione.

Musk, dice Dufer, si comporta come un monarca assoluto che decide quale storia circola e quale no. Non attraverso algoritmi neutrali. Attraverso scelte deliberate, amplificazione selettiva, silenziamento di voci scomode. X, sotto la sua gestione, è tornato a uno stato di natura hobbesiano: non anarchia vera, ma il caos controllato da chi ha più potere.

Per chi lavora nelle organizzazioni, questa riflessione ha un’eco familiare.

Quante culture aziendali funzionano allo stesso modo? Un leader che si presenta come “aperto al feedback” ma in realtà controlla quali voci vengono ascoltate nelle riunioni. Un’organizzazione che dichiara trasparenza ma filtra le informazioni in modo selettivo. Secondo il Edelman Trust Barometer, la trasparenza percepita è il principale driver di fiducia nelle organizzazioni.

Il potere di decidere cosa è vero (chi può parlare, cosa si può dire, chi viene ascoltato) non è mai neutro. Nelle piattaforme come nelle organizzazioni.

La domanda non è “c’è un Leviatano?” C’è sempre. La domanda è: lo abbiamo scelto consapevolmente, o lo abbiamo accettato senza accorgercene?


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