Assumere per la cultura, non per le competenze

Hai assunto qualcuno per quello che sa fare.

Tre mesi dopo, hai bisogno che faccia qualcosa che non ha mai fatto. Qualcosa che non esiste in nessun manuale, in nessun corso, in nessun curriculum.

Heather McGowan (strategist del futuro del lavoro) pone questa domanda in modo chirurgico: cosa fai quando hai bisogno che le tue persone facciano lavoro che non è mai stato fatto prima?

La risposta non è formare meglio. La risposta è assumere diversamente.

Non solo per le competenze, ma per i comportamenti. E in particolare per un comportamento specifico: cosa fa questa persona quando non sa cosa fare?

Questa è la nuova domanda del colloquio. Non “cosa hai fatto?” ma “raccontami di una volta in cui non sapevi come procedere. E cosa è successo dopo?”

La cultura di un’organizzazione è la somma dei comportamenti delle sue persone in quei momenti di ambiguità. Il team che non vedi è spesso il riflesso dei comportamenti che hai scelto di accettare. Nei momenti in cui nessuno guarda, nessuno dice cosa fare, e tutto sarebbe più semplice se ci si fermasse.

McGowan dice una cosa che vale la pena stampare da qualche parte: abbiamo smesso di parlare di hustle culture non perché fosse sbagliata in principio, ma perché ci ha portati al burnout e al disengagement. E la risposta non è “meno lavoro”. È un lavoro diverso: significativo, fondato su fiducia, in un ambiente dove le persone si sentono viste e ascoltate.

Assumi per la cultura. Poi crea le condizioni perché quella cultura si manifesti. La storia che racconta un team comincia molto prima della prima riunione.

Sembra semplice. Non lo è. Ma è l’unica cosa che scala davvero.

Il tuo prossimo colloquio: stai cercando competenze, o stai cercando qualcuno che sappia imparare quello che ancora non sa?


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