Mikaela Shiffrin ha vinto più gare in Coppa del Mondo di qualsiasi altro sciatore nella storia.
E la cosa più importante che ha imparato in tutti questi anni non riguarda la tecnica. Riguarda l’ordine in cui ascolti le voci.
“Sto lavorando per ascoltare prima me stessa,” dice in una conversazione con il Dr. Michael Gervais. “Come mi sento riguardo alla performance. Prima di leggere le reazioni degli altri, prima di guardare i social, prima di sentire cosa dicono i media.”
Sembra ovvio. Non lo è.
La maggior parte delle persone (atleti, manager, leader) si costruisce un’idea di sé stessa attraverso gli occhi degli altri. Il feedback esterno arriva prima. Definisce il giudizio interno. E a quel punto è troppo tardi: non stai valutando come sei andato, stai difendendo o confermando una narrativa già formata fuori di te.
Il self-coaching non è parlare a se stessi con frasi motivazionali. È allenare la capacità di valutare il proprio lavoro con criteri propri, prima che arrivino quelli degli altri.
In pratica: dopo una riunione difficile, prima di leggere le reazioni dei partecipanti o sentire il feedback del capo, fermati. Come ti sei sentito? La risposta comincia sempre da chi sei, prima che da cosa fai. Dove eri presente e dove eri distratto? Cosa cambieresti?
Questo non significa ignorare il feedback esterno: significa non lasciare che arrivi per primo.
Shiffrin aggiunge qualcosa di preciso: si concentra sul processo e sulla preparazione, le sensazioni e i movimenti che vuole fare, non sull’esito. Quando gareggia, non pensa alla vittoria. Pensa alla traiettoria, all’angolo, alla velocità in quella curva specifica.
Il risultato è una conseguenza del processo. Non il contrario.
Nelle ultime settimane, quante volte hai valutato il tuo lavoro prima di aspettare che lo facessero gli altri?