Formula 1: le persone battono la tecnologia (anche nel motorsport)

La Formula 1 è lo sport più tecnologicamente avanzato del mondo.

Mille ingegneri. Dati in tempo reale. Simulazioni. Telemetria. Aerodinamica al millesimo di millimetro.

Eppure Zac Brown, CEO di McLaren Racing, dice che la svolta che ha trasformato il team da perdente cronico a vincitore di Campionato Costruttori non è stata tecnologica. È la storia raccontata nell’HBR IdeaCast dedicato al turnaround di McLaren.

Era culturale.

“Il segreto era che tutti capissero il proprio contributo al risultato. Anche i 400 che non toccano mai la macchina (finance, HR, comunicazione) devono capire perché quello che fanno conta.”

Poi ha aggiunto qualcosa che vale ogni settore: “Abbiamo usato la tecnologia e l’AI come acceleratori. Ma le decisioni finali le prendono gli esseri umani, guidati dai dati.”

Due cose che sembrano ovvie. Non lo sono.

Quante organizzazioni hanno persone che non capiscono come il loro lavoro si connette alla missione? Quante hanno adottato tool di analisi avanzati ma non hanno creato la cultura per prendere decisioni basate sui dati?

La McLaren di pochi anni fa era un’organizzazione che aveva la tecnologia ma non la cultura. Non fiducia sufficiente. Non chiarezza sulla missione. Resistenza al cambiamento mascherata da professionalità.

La svolta è arrivata con leadership diversa, cambio culturale deliberato e (questo è il punto chiave) la pazienza di fare le cose nella sequenza giusta. Prima le persone. Poi i processi. Poi la tecnologia. Un principio che vale per qualsiasi organizzazione che voglia costruire qualcosa che dura.

Non il contrario.

Nella tua organizzazione, state cercando di risolvere un problema culturale con uno strumento tecnologico?


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