Quando il telefono rallenta, aggiorniamo il sistema operativo.
Quando l’app crasha, aggiorniamo l’app.
Quando noi rallentiamo (quando le nostre riunioni non producono risultati, quando i nostri feedback non cambiano niente, quando il team non si muove) raramente ci chiediamo se sia il caso di aggiornare il sistema operativo personale.
Arne Gast, senior partner di McKinsey, usa questa metafora in modo chirurgico. In un articolo di McKinsey Quarterly, descrive come i CEO più efficaci aggiornino il proprio modo di operare con la stessa disciplina con cui aggiornano la strategia aziendale.
Ogni leader ha un modo di operare: come prende le decisioni, come gestisce l’energia, come struttura le giornate, come comunica sotto pressione, come risponde ai conflitti. Questo sistema operativo si forma nel tempo: dalle prime esperienze lavorative, dai modelli che abbiamo osservato, dagli ambienti che ci hanno formato.
Il problema è che spesso il sistema operativo non viene aggiornato quando il contesto cambia.
Un leader che funzionava bene in un’organizzazione piccola e informale porta lo stesso OS in una struttura più grande e complessa, e si chiede perché le cose non funzionano più. Un manager che eccelleva in un ambiente stabile cerca di applicare le stesse routine in un contesto di cambiamento rapido, e si sorprende del caos.
Il segnale che è ora di aggiornare non è sempre un collasso. Spesso è sottile: una sensazione di inefficacia, di sforzo senza risultato, di friction crescente con il team.
L’aggiornamento non è facile. Richiede di vedere se stessi con sufficiente distanza (cosa fa un buon coach, tra l’altro). Di identificare quali pattern erano funzionali e quali sono diventati rumore. Di avere la umiltà di provare qualcosa di diverso.
Quando hai aggiornato l’ultimo la tua versione: non di uno strumento, ma di come lavori?